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Diario di viaggio/2 Marocco. Da Gueliz a Medina

di Emilia Bonaventura

Da Gueliz, cittadella dal carattere europeo, si passa velocemente alla Medina, la città antica, e sembra di essere catapultati in un’altra era.

Gli ampi spazi, i viali rettilinei, i fabbricati ordinati, i centri dello shopping di marca occidentale, cedono il passo ad un tessuto urbano a dir poco caotico, strade strette e tortuose, case basse e costruite una accanto all’ altra senza un ordine precostituito. Infatti, si pensa che il nucleo originario di Marrakech sia stato un accampamento o un mercato, sorto intorno al 1060.

Nelle stradine della Medina vi è un pullulare di gente, di vita, di negozietti distribuiti nei vari suq. I gestori cercano di attirare continuamente l’ attenzione del turista e del viandante.

I colori si fanno più intensi, gli odori delle varie spezie e di cibi, inebrianti.

L’ artigianato locale prende il posto dei prodotti della globalizzazione, ed è meraviglioso vedere i vari artigiani a lavoro nelle loro botteghe, dal sarto, all’ esperto di pellami e cuoio, dal lattoniere al mosaicista. Bello vedere e vivere l’ identità locale.

Gli hotel standard cedono il posto ai riad, abitazioni tipiche arabe con patio interno alcuni ancora con giardino, altri con piscina, oasi di tranquillità e silenzio nel caos della Medina.

Molti di essi stanno diventando strutture ricettive grazie al recupero e restauro che ne stanno facendo diversi europei, italiani compresi.

Ho avuto la fortuna di essere ospitata in uno di questi riad, proprietà di signore italiane ed è stato un bel connubio tra cultura araba e quella italiana, è stato un po’ come sentirsi a casa… soprattutto per il caffè!

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