Patrizia Rinaldi, scrittrice,

Rinaldi: I Campi Flegrei? Mistero e fascino

Gianluca Spera

Napoli, con la sua innata bellezza e quell’intrinseco alone di mistero che l’avvolge, è diventato il palcoscenico ideale dove dar vita a trame intriganti che spesso sfociano in sanguinosi delitti e intricate indagini.

Patrizia Rinaldi, autrice della serie gialla che vede come protagonista Blanca, ragazza ipovedente, che ha particolare fiuto nel risolvere enigmi e scovare assassini, è stata una delle protagoniste dell’evento “Giallo di Napoli”.

Ha accompagnato la scrittrice tedesca Andrea Maria Schenkel in un suggestivo percorso letterario durante il quale le ha mostrato le ferite, le cicatrici, le contraddizioni ma anche gli scenari mozzafiato che solo luoghi come Palazzo Donn’Anna, il Parco Virgiliano e Bagnoli possono regalare a un visitatore occasionale.

Tra una presentazione e l’altra del suo nuovo romanzo “Rosso Caldo” (E/O edizioni, pagg. 196), Patrizia Rinaldi ci ha concesso una breve chiacchierata sulla città, la letteratura e la scrittura, vissuta come un’impellente necessità, qualcosa a cui non si può rinunciare.

Napoli è una realtà complessa: quale genere letterario la potrebbe descrivere meglio? Il giallo o il noir?

Non preferisco le codificazioni precise; Napoli raccoglie un insieme di città differenti leggo con piacere mescolanza di generi.

Nei tuoi romanzi prevale l’ambientazione in posti insoliti, lontani dalla ridondante oleografia letteraria. Qual è il motivo di questa scelta?

Ambiento la serie di Blanca nei Campi Flegrei, con escursioni in altre parti di Napoli e in altre città.  La periferia che racconto porta con sé inquietudine storica, passato industriale, bellezza archeologica e naturale ferite e caldere. I Campi Flegrei sono luoghi misteriosi e affascinanti, quindi particolarmente adatti al noir.

La tua scrittura è estremamente ricercata, riesce a fondere un perfetto italiano con espressioni proprie della lingua partenopea. Quali sono i tuoi riferimenti letterari? C’è qualche autore che ti ha ispirato?

Grazie. Cerco linguaggi diversi, possibilmente non incagliati né nella contemporaneità né nel passato. I riferimenti letterari vicini alla mia terra sono bellissimi, ingombranti e spesso vanno traditi. Sono attratta dalla crudeltà innocente e quindi cito un’autrice per tutti: Silvina Ocampo.   

In una fase di crisi acuta di tutto il sistema editoriale, intravedi delle soluzioni pratiche che nel breve periodo possono rilanciare il mercato?

Non sono un’editrice, ma auguro abbandono della nostalgia e cura di scelte.

Trovi utili i premi letterari per scovare nuovi talenti?

Sì, se sono seri e non hanno risultati previsti. Ho cominciato a pubblicare grazie a un concorso letterario.

In questo contesto, come si inseriscono i tanti laboratori di scrittura che sono nati negli ultimi tempi?

Anche qua: i laboratori seri sono utili, utilissimi, gli altri vanno evitati con cura.

Continuerà la serie di Blanca? Ci sarà una trasposizione cinematografica?

Spero di sì.

Per chiudere, quale consigli ti sentiresti di dare a un aspirante scrittore?

Capire se non si può fare a meno di scrivere, altrimenti cambiare strada.  Anni fa, alla Fiera di Bologna, feci una fila lunghissima per parlare con Fulvia Serra. Ricordo e ricorderò il dialogo con lei.

Se ti dicessi che la tua scrittura è brutta?

Continuerei perché non posso farne a meno…

Forse hai qualche speranza.

gianlucaspera@co-media.it

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