Diario di viaggio/2 Marocco. Da Gueliz a Medina

di Emilia Bonaventura

Da Gueliz, cittadella dal carattere europeo, si passa velocemente alla Medina, la città antica, e sembra di essere catapultati in un’altra era.

Gli ampi spazi, i viali rettilinei, i fabbricati ordinati, i centri dello shopping di marca occidentale, cedono il passo ad un tessuto urbano a dir poco caotico, strade strette e tortuose, case basse e costruite una accanto all’ altra senza un ordine precostituito. Infatti, si pensa che il nucleo originario di Marrakech sia stato un accampamento o un mercato, sorto intorno al 1060.

Nelle stradine della Medina vi è un pullulare di gente, di vita, di negozietti distribuiti nei vari suq. I gestori cercano di attirare continuamente l’ attenzione del turista e del viandante.

I colori si fanno più intensi, gli odori delle varie spezie e di cibi, inebrianti.

L’ artigianato locale prende il posto dei prodotti della globalizzazione, ed è meraviglioso vedere i vari artigiani a lavoro nelle loro botteghe, dal sarto, all’ esperto di pellami e cuoio, dal lattoniere al mosaicista. Bello vedere e vivere l’ identità locale.

Gli hotel standard cedono il posto ai riad, abitazioni tipiche arabe con patio interno alcuni ancora con giardino, altri con piscina, oasi di tranquillità e silenzio nel caos della Medina.

Molti di essi stanno diventando strutture ricettive grazie al recupero e restauro che ne stanno facendo diversi europei, italiani compresi.

Ho avuto la fortuna di essere ospitata in uno di questi riad, proprietà di signore italiane ed è stato un bel connubio tra cultura araba e quella italiana, è stato un po’ come sentirsi a casa… soprattutto per il caffè!

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La Campania in tavola al XXV Festival di Merano

Si è conclusa da pochi giorni conclusa la venticinquesima edizione di Merano Wine Festival, famosa località turistica altoatesina. Una kermesse di notevole prestigio nata nel 1992 che celebra le eccellenze sia del settore vinicolo che di quello gastronomico; un evento che da sempre privilegia la qualità. gGli espositori da tutta Italia sono stati preventivamente selezionati da un’attenta verifica dei loro prodotti. In tale rinomato palcoscenico, anche quest’anno le aziende della Campania sono a giusto titolo tra le protagoniste, grazie all’esclusività delle produzioni che hanno affermato i loro brand oltre i confini nazionali.

Infatti, alcune eccellenze del territorio campano hanno brillato fin dalla cena di gala inaugurale, elegante ed attesissima, svoltasi al Kurhaus meraviglioso simbolo dell’architettura in stile liberty di Merano. La cena è stata  curata della Federazione Italiana Cuochi. Le sapienti mani dei migliori chef nazionali hanno dato vita ad un menu davvero esclusivo utilizzando l’olio extravergine biologico Sole di Cajani, azienda di Caggiano nel salernitano, e impreziosendo le portate con le mozzarelle di bufala del Caseificio Aversano.

Nel settore vinicolo presenti a Merano alcuni consorzi di tutela e venticinque aziende campane, inserite negli spazi Wine Italia, Wine Award Area, New Entries e Extremis, in una cinque giorni di forte competizione con i marchi esteri e con una nutrita partecipazione dalla Francia dei migliori produttori di champagne. E ancora al Festival altoatesino i salumi Gioi, i pregiati liquori artigianali Alma De Lux, le conserve Italiana Vera e Solania e le altre tipicità regionali di grande qualità, dalla pasta ai sott’olio e ai legumi.

Quest’anno, il Merano Wine Festival ospita oltre 400 aziende selezionate tra le mille candidature italiane e straniere pervenute; gli espositori ammessi sono frutto di una verifica rigida che ha imposto punteggi superiori a 80/100 ai prodotti in degustazione. Tra le novità più interessanti la rassegna cinematografica Merano Wine Film Festival, patrocinata dal Principato di Montenegro e con la supervisione di Helmut Kocher, che porta in sala pellicole vecchie e nuove dedicate al mondo del vino di famosi registi, quali Carreras e Kramer.

Napoli, gli amici ricordano Mario Scarpetta

Lunedì 14 novembre prossimo, alle ore 21, presso Madalù – sala eventi, in via Alfonso D’Avalos, 16 a Napoli (nelle adiacenze di piazza Nazionale), si terrà “Gli amici ricordano Mario Scarpetta”, un incontro in omaggio dell’attore e regista discendente della dinastia teatrale partenopea più importante e longeva d’Italia, in occasione del dodicesimo anniversario della scomparsa.

Alla serata interverranno amici e artisti e saranno proiettati alcuni video.

Mario Scarpetta

Pronipote di Eduardo Scarpetta, padre naturale dei fratelli De Filippo, e nipote di Vincenzo Scarpetta, Mario nasce a Roma il 4 dicembre del 1953, da Eduardo, un ufficiale dell’aeronautica che ha preferito la carriera militare a quella del palcoscenico.

Per tutta l’infanzia e l’adolescenza Mario respira aria di teatro: la casa dove vive è pregna di riferimenti, echi continui e immagini legate al teatro; inoltre nello stesso palazzo degli Scarpetta, a via Vittoria Colonna, vive Vittorio Viviani, figlio di Raffaele e grande storico di teatro, il quale ha sposato la zia di Mario, Dora Scarpetta.

Dopo aver conseguito il diploma di maturità al liceo Umberto di Napoli, Mario si iscrive alla facoltà di Chimica, avviandosi verso il normale iter universitario. Abbandona gli studi per il teatro nel 1972, quando esordisce come comparsa nella compagnia dello zio Eduardo De Filippo nello spettacolo Le bugie con le gambe lunghe.

Nell’enorme macrocosmo teatrale della compagnia Il Teatro di Eduardo, Mario si forma e lavora contemporaneamente. Via via Eduardo gli affida parti di sempre maggiore rilievo, intuendo la sua grande predisposizione al teatro e il suo talento innato. L’esperienza formativa di Mario con Eduardo prosegue fino al 1975; in questo periodo prende parte a cinque spettacoli teatrali (Le bugie con le gambe lunghe, Na santarella, Il sindaco del rione Sanità, Gli esami non finiscono mai, Lu curaggio de nu pompiere napulitano) e alla registrazione televisiva di sei commedie (Uomo e galantuomo, Gli esami non finiscono mai, Li nepute de lu sinneco, Na santarella, ‘O tuono ‘e marzo, Lu curaggio de nu pompiere napulitano). In questo periodo Mario ha la possibilità di lavorare fianco a fianco con innumerevoli grandi attori, tra cui Nino Formicola, Paolo Stoppa, Linda Moretti, Nunzia Fumo, Luca De Filippo, Isa Danieli e con attori che come lui si stavano formando e che Mario incontrerà successivamente, come Nello Mascia, Lina Sastri, Tommaso Bianco e Marina Confalone.

Dopo il ciclo scarpettiano con Eduardo e dopo varie esperienze con Armando Pugliese e Roberto De Simone, Mario forma una propria compagnia e dal 1979 al 1981 mette in scena al teatro Cilea di Napoli la sua prima trilogia scarpettiana come interprete e regista (‘O scarfalietto, Tre pecore viziose, ‘O miedeco dei pazzi), tutta ripresa e trasmessa dalla Rai, e successivamente Miseria e Nobiltà. Con lui in compagnia tutti validi comprimari napoletani: Geppino Anatrella, Dolores Palumbo,Tullio Del Matto e Maria Basile, che sposa circa dieci anni dopo e dalla quale ha i due figli Carolina ed Eduardo.

Reduce da una serie di impegni televisivi e cinematografici (tra cui Antonio Petito artista comico di Gennaro Magliulo e Taranto story per la Rai e da varie collaborazioni teatrali, come La maschera e il suo amico diavolo con Ettore Massarese), Mario riprende il suo discorso con Scarpetta. Fra il 1985 e il 1988 mette in scena ancora una trilogia del bisnonno Eduardo: Na santarella con Daniela Poggi, I nipoti del sindaco e riallestisce Miseria e Nobiltà (che poi porta al successo al festival di Edimburgo nel 1988).

Nel frattempo, Mario ha conosciuto Gianni Pinto che sarà produttore e amico fino alla sua scomparsa. Con Pinto – e quindi con Libera scena ensemble prima e con la Prospet successivamente – Mario può contare di nuovo su una propria compagnia e dedicarsi al repertorio scarpettiano, ma non solo: sarà attento attore anche in altri spettacoli come Le farse cavaiole, Storie di piccoli furti, Pomeriggio di festa e Uscita di emergenza.

Dal 1989 al 1994 Mario mette in scena alcune commedie del bisnonno meno note al pubblico: L’amico di papà, Felice sposo e Il testamento di Parasacco, ovvero le mirabolanti imprese di Felice Sciosciammocca e un diavolo sfaticato, e poi i più noti Un brutto difetto e ‘O tuono ‘e marzo di Vincenzo Scarpetta.

Dal 1995 in poi il cammino artistico di Mario è sempre più fecondo: oltre a varie collaborazioni con i più svariati registi continua la produzione scarpettiana con la Prospet di Gianni Pinto e con Il sole e la luna.

Mario recita anche nel cinema e in televisione. Tra i suoi film si ricordano La patata bollente e Banana Joe per la regia di Steno, la commedia Ferie d’agosto di Paolo Virzì e Aitanic diretto e interpretato da Nino D’Angelo.

Si spegne improvvisamente la mattina del 14 novembre 2004, all’età di 51 anni, all’ospedale dei Pellegrini di Napoli, dove è stato ricoverato a sèguito di un malore. Giusto qualche giorno prima dell’intervento chirurgico previsto in una clinica tedesca per la rimozione di un tumore alle corde vocali.

Mario Scarpetta nell’intervista su Eduardo rilasciata al Centro teatro ateneo dell’università la Sapienza di Roma

Comincerò col parlare del personaggio, creato da Antonio Petito, di Felice Sciosciammocca, racconterò come nasce, come diventa, come vive.

Sciosciammocca in napoletano significa l’«allocco», uno che sta così, con la bocca aperta, come un ingenuo. Con Eduardo Scarpetta questo personaggio di allocco, di ingenuo si evolve e diventa invece un personaggio che fa parte della borghesia napoletana: borghesia napoletana che nel 1850-’60 cominciava a prendere piede dopo che Napoli non era più capitale di un regno.

Eduardo Scarpetta ha avuto, secondo me, il merito di elaborare, di ingrandire, di ingigantire questi aspetti del personaggio, Felice Sciosciammocca, riuscendo a introdurlo in un certo tipo di società e facendolo diventare un personaggio a se stante. Questo personaggio ha influenzato moltissimo la fine dell”800 teatrale napoletano tanto da interessare Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo, Raffaele Viviani: è diventato un personaggio a tutto tondo e sono tantissime le commedie attraverso le quali è possibile seguire l’evoluzione del personaggio di Felice Sciosciammocca.

Vincenzo Scarpetta, mio nonno, ereditò questo personaggio dal padre Eduardo Scarpetta e subì molto questa supremazia del padre, che era stato veramente un grande, e fu quasi costretto – psicologicamente non materialmente – a continuare questa dinastia teatrale. Se io dico che non era all’altezza non voglio sminuire il lavoro e l’opera di mio nonno. Ma mio nonno voleva fare altre cose. Mio nonno voleva essere un compositore. Mio nonno si innamorò perdutamente di una soubrette francese che era Eugenie Fugier e il bisnonno gli disse: «Se tu sposi e vai a Parigi io moro». E mio nonno non sposò questa Eugenie Fugier. E ci sono un sacco di lavori teatrali del nonno con le sue musiche, ché il nonno componeva le musiche per le commedie del padre.

C’è un episodio, riguardo a questa passione musicale di mio nonno Vincenzo, che mi ha raccontato Eduardo De Filippo. Allora il nonno scrisse la parodia de La donna è mobile e la Siae, la società degli autori che più o meno nasceva allora, stiamo parlando del 1911 o di qualcosa del genere, aveva come regola che superate le sette note era plagio. Allora vennero in teatro questi della Siae per controllare se c’era plagio. E c’era un pezzo di questa Donna immobile che faceva: «La donna immobile qual piuma al seno»… Insomma, questi della Siae giù in sala ascoltavano la musica e contavano sulle dita il numero delle note. E allora il nonno, quando seppe questa notizia, cambiò ogni settima nota e così non era plagio. Ecco perché dico che la passione di mio nonno era la musica. Io ho su a casa il suo pianoforte. Il nonno in Santarella suonava il pianoforte perché doveva doppiare l’organo che c’era in scena. Poi è stato anche, diciamo così, il creatore professionalmente di Eduardo. Perché Eduardo ha scritto per lui, per lui e per la compagnia nella quale lavorava. Eduardo era l’attore più pagato della compagnia di Vincenzo Scarpetta e ha scritto per lui e per la compagnia commedie comeDitegli sempre di sì e Uomo e Galantuomo.

Rho, il 13 novembre il taglio della tovaglia del record a Villa Burba

DOMENICA APPUNTAMENTO A RHO (MILANO)

A VILLA BURBA DALLE ORE 16,30

Una festa per celebrare il Mondo a Tavola e per il taglio della tovaglia più lunga del mondo (il ricavato della vendita della tovaglia sarà devoluto in beneficenza). Un record del mondo raggiunto grazie al progetto e alla splendida organizzazione dell’associazione AccadueRho, all’impegno di centinaia di volontari, al contributo di aziende del distretto tessile del Lario e alla professionalità della società Co.Media Comunicazione.

Vi aspettiamo.

Diario di viaggio/1. Marocco, colori e atmosfere

Oggi inizia il racconto su Jepmagazine di Emilia Bonaventura, una guida turistica specializzata, che si trova in Marocco da diverso tempo per una specializzazione. Sarà una sorta di diario di viaggio. Anche fotografico. 

Emilia Bonaventura

Spesso mi trovo a viaggiare per lavoro e per passione. Sono una guida, penso un po’ anomala, ma questa è la mia prima volta in Marocco, anche se non è la prima volta in un paese musulmano.

Ho visto filmati e foto, ascoltato racconti di chi ci è già stato, ma come sempre quello che si vive di persona è sempre differente.

Sono arrivata qui, lo devo dire con un po’ di pregiudizi arricchiti da persone amiche che mi volevano mettere in guardia dalle difficoltà che avrei trovato .

Ma, fortunatamente, vivendo qui ( ci rimarrò un mese) molti di quei pregiudizi sono e stanno sparendo, anche se il Marocco è e rimane un paese ricco di contraddizioni.

Appena atterrata ho notato che all’ aeroporto El Manara sono in corso dei lavori di ampliamento. Raggiungendo l’ hotel, gestito da un italo- belga, situato nella città nuova di Gueliz,  ho contato più di una quindicina di gru, il che vuol dire altrettanti cantieri. Tradotto vuol dire: economia in movimento, in poche parole:  un Paese in crescita.

E questa crescita mi è stata confermata anche dalla proprietaria dell’ hotel dove ho alloggiato i primi giorni, mi ha anche detto che molti europei stanno investendo qui. Soprattutto in campo turistico e della accoglienza, acquistando hotels o riad, tipiche abitazioni a corte interna nella Medina.

Altra categoria che sta “emigrando” in questo paese, sono i liberi professionisti, in particolare ho sentito parlare di diversi architetti italiani che stanno cominciando a lavorare qui, particolarmente apprezzati per la loro creatività.

Gueliz, dicevo, è un quartiere costruito dai francesi, con architetture coloniali, ha un aspetto tipicamente europeo, con i suoi portici, i suoi caffè, hotel di lusso e centri commerciali. Si può raggiungere comodamente in taxi dalla Medina o anche a piedi per chi ama fare trekking urbano.

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