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Parco archeologico di Velia, il 4 dicembre visita gratuita

Ogni prima domenica del mese i musei e le aree archeologiche statali sono visitabili gratuitamente.  Anche ad Ascea (SA) al parco archeologico di Velia, domenica 4 DICEMBRE 2016, si entrerà gratis. Il sito,  gestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino  diretta da Francesca Casule, resterà aperto al pubblico dalle 9.00 fino a un’ora prima del tramonto.

 Il Parco archeologico di Velia coincide con il sito dell’antica colonia di Elea, fondata da coloni greci provenienti da Focea, in Asia Minore, intorno al 540 a. C.“Velia” è il nome romano della città. Posta sul promontorio che anticamente si protendeva sul mare e che oggi separa la piana dell’Alento da quella di Ascea, la città è ben riconoscibile nel circuito delle sue mura e nei principali monumenti, oggi visibili per la maggior parte nei rifacimenti subiti in età romana. L’area del Parco, tutta visitabile, è di circa dieci ettari, e corrisponde a solo una parte dell’antico spazio urbano, di circa novanta ettari. Negli anni ’60 del ‘900 è stata avviata un’intensa attività di ricerca e di esplorazione dell’area che ha portato alla definizione del tessuto urbanistico all’interno della cinta muraria. Da allora il lavoro di ricerca e valorizzazione viene svolto con continuità grazie anche al finanziamento nel 1996 di uno “Studio di fattibilità per il restauro, il riuso e la valorizzazione del Parco Archeologico” che ha dettato le linee guida per la realizzazione di una serie di progetti già realizzati ed ancora in corso, mirati al restauro dei singoli monumenti, alla realizzazione di servizi di accoglienza per il pubblico, all’incremento della ricerca sul terreno, alla creazione di percorsi di visita adeguatamente supportati da apparati didattici. In tale ottica di valorizzazione l’area archeologica di Elea -­ Velia viene riconosciuta tra i Grandi Attrattori culturali della Regione Campania. Il percorso di visita si snoda dalla parte bassa della città antica (c.d. Quartiere Meridionale) occupata dalla necropoli di età romana, dal fronte delle mura e, all’interno di esse, dai complessi abitativi di età ellenistica e romana. Imboccando una stradina che devia sul lato destro si raggiunge la masseria Cobellis che insiste sui resti visibili di un edificio pubblico di età imperiale. All’interno della Masseria è allestito un piccolo antiquarium su due livelli dove sono esposti i modelli delle ricostruzioni dei principali monumenti della città e i reperti più rappresentativi del sottostante edificio di età imperiale. Ritornando indietro verso i quartieri di età ellenistica e risalendo lungo la strada antica si costeggia un edificio termale di età imperiale e continuando la salita a destra si trova la c.d. Agorà, probabilmente un ginnasio o un santuario dedicato al dio Asclepio e infine si arriva alla monumentale Porta Rosa (fine IV -­ inizi III sec. a.C.). Ridiscendendo la via di Porta Rosa, invece, si imbocca sulla destra il sentiero moderno che conduce al promontorio dell’Acropoli, dove si conservano le abitazioni dei coloni focei (VI sec. a. C.), il teatro e i resti di un tempio. Sono presenti inoltre strutture relative alla costruzione di un castello, tra cui la torre di età angioina che costituisce il punto di riferimento visivo per tutta l’area del golfo di Casal Velino. Nella zona  sono allestite due sedi espositive: la Capella Palatina (dedicata a San Quirino) e la chiesa di S. Maria che ospitano le raccolte dei materiali archeologici più significativi delle diverse fasi di vita della città.

Diario di viaggio/4 Marocco. Alla scoperta dell’hammam

di Emilia Bonaventura

Erano diversi giorni che pensavo di andare all’ hammam ed oggi finalmente ci sono riuscita. Da qualche anno non ne frequentavo uno, la prima volta fu ad Hammamet in Tunisia. Non mi ricordavo più le incredibili sensazioni provate in quei luoghi. 

L’ hammam è un complesso termale  dove la popolazione si reca abitualmente, anche più di una volta a settimana, la struttura è di chiara derivazione dagli impianti termali della antica Roma ed anche il percorso è molto simile. Entrare in un hammam significa prendersi cura di sé , significa coccolarsi e farsi coccolare, lasciare fuori i vari problemi che ognuno di noi ha. E’ come entrare in un gineceo, automaticamente si instaura un rapporto di fiducia ed intimità tra le donne presenti, bagnanti e lavoranti, è un momento tra donne ed è stupendo. C’ è anche una sezione maschile.

A me è sembrato di tornare indietro di 2000 anni, ai tempi dell’ impero romano, quando recarsi in questi luoghi era la normalità. Spesso mi capita di descrivere ai visitatori luoghi simili a questo, data la mia professione, ed oggi ho toccato con mano ciò che da anni cerco di far rivivere a chi visita la mia terra, la Campania.

Cosa doveva provare un cittadino romano quando veniva avvolto dai vapori caldi del calidarium? Oggi possiamo chiamarlo bagno turco, quando faceva lo scrub, oggi lo fanno con il sapone nero all’ hargan, quando si faceva massaggiare con i vari unguenti, qui si fa con l’ olio di hargan. Oggi sono stata coccolata ed assistita da Khadija , dalle sue mani delicate ma decise, durante l’ intero percorso che inizia con lo scrub, continua con il bagno di vapore ed il massaggio e termina con fango alle rose ed ulteriore bagno di vapore e  doccia finale.

Si termina con un po’ di relax ed un bel tè caldo alla menta… e ti senti rinata ed in pace con il mondo!

Diario di viaggio/3 Marocco. Vivere la Medina

di Emilia Bonaventura

Vivere la Medina non è semplice, specialmente se non si vuol avere un approccio da turista, ma da viaggiatore o lavoratore temporaneo, come sono io in questo periodo.

Accanto a tutto ciò che può affascinare un occidentale, e vi assicuro che c’ è tanto che può affascinarci, ci sono le difficoltà oggettive che sicuramente un viaggiatore può accettare di buon grado per un po’, per conoscere un’altra cultura, un altro modo di vivere.

Come dicevo nel mio scritto precedente, i vicoli della Medina sono stretti e tortuosi e per necessità contingenti, c’ è bisogno di trasportare merci e persone, per cui per la maggior parte delle ore del giorno, questi vicoli sono percorsi da centinaia di biciclette, ciclomotori, e mezzi a tre ruote per il trasporto merci, consigliabile, quindi, mantenere sempre la destra, pena il pericolo di essere investiti ogni 3 minuti.

Con i venditori nei suq, che continuamente cercano di attirare l’ attenzione del turista, a volte si instaura una divertente trattativa sull’acquisto di un prodotto. E’ nella cultura araba e berbera la contrattazione.

Per farmi un complimento, a questo proposito, mi hanno chiesto se fossi Berbera!!!

Qualche giorno fa, percorrendo le strade della Medina con una connazionale, ci siamo imbattute nella bottega di un venditore di pashmine, ne avevo adocchiata una che mi piaceva, ed è partita la trattativa.

Non so come è successo, a me non piace fare questo genere di cose, mi sono lasciata trasportare dalla situazione, e mi sono anche divertita. Ho deciso di non spostarmi dalla mia offerta a costo di non prendere l’ oggetto, il venditore non mollava ma neanche io. Ad un certo punto ha chiesto alla mia amica da dove venissimo, lei ha risposto, Italia, Napoli, il venditore con fare di rispetto mi ha richiamata, ero già fuori dal negozio per andare via, e mi ha dato la pashmina al prezzo che volevo io. Soddisfazione!!!

Riconoscono ai Campani, Napoletani in particolare, doti che altri non hanno… e anche questo è Medina. È Marocco!

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Diario di viaggio/2 Marocco. Da Gueliz a Medina

di Emilia Bonaventura

Da Gueliz, cittadella dal carattere europeo, si passa velocemente alla Medina, la città antica, e sembra di essere catapultati in un’altra era.

Gli ampi spazi, i viali rettilinei, i fabbricati ordinati, i centri dello shopping di marca occidentale, cedono il passo ad un tessuto urbano a dir poco caotico, strade strette e tortuose, case basse e costruite una accanto all’ altra senza un ordine precostituito. Infatti, si pensa che il nucleo originario di Marrakech sia stato un accampamento o un mercato, sorto intorno al 1060.

Nelle stradine della Medina vi è un pullulare di gente, di vita, di negozietti distribuiti nei vari suq. I gestori cercano di attirare continuamente l’ attenzione del turista e del viandante.

I colori si fanno più intensi, gli odori delle varie spezie e di cibi, inebrianti.

L’ artigianato locale prende il posto dei prodotti della globalizzazione, ed è meraviglioso vedere i vari artigiani a lavoro nelle loro botteghe, dal sarto, all’ esperto di pellami e cuoio, dal lattoniere al mosaicista. Bello vedere e vivere l’ identità locale.

Gli hotel standard cedono il posto ai riad, abitazioni tipiche arabe con patio interno alcuni ancora con giardino, altri con piscina, oasi di tranquillità e silenzio nel caos della Medina.

Molti di essi stanno diventando strutture ricettive grazie al recupero e restauro che ne stanno facendo diversi europei, italiani compresi.

Ho avuto la fortuna di essere ospitata in uno di questi riad, proprietà di signore italiane ed è stato un bel connubio tra cultura araba e quella italiana, è stato un po’ come sentirsi a casa… soprattutto per il caffè!

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Diario di viaggio/1. Marocco, colori e atmosfere

Oggi inizia il racconto su Jepmagazine di Emilia Bonaventura, una guida turistica specializzata, che si trova in Marocco da diverso tempo per una specializzazione. Sarà una sorta di diario di viaggio. Anche fotografico. 

Emilia Bonaventura

Spesso mi trovo a viaggiare per lavoro e per passione. Sono una guida, penso un po’ anomala, ma questa è la mia prima volta in Marocco, anche se non è la prima volta in un paese musulmano.

Ho visto filmati e foto, ascoltato racconti di chi ci è già stato, ma come sempre quello che si vive di persona è sempre differente.

Sono arrivata qui, lo devo dire con un po’ di pregiudizi arricchiti da persone amiche che mi volevano mettere in guardia dalle difficoltà che avrei trovato .

Ma, fortunatamente, vivendo qui ( ci rimarrò un mese) molti di quei pregiudizi sono e stanno sparendo, anche se il Marocco è e rimane un paese ricco di contraddizioni.

Appena atterrata ho notato che all’ aeroporto El Manara sono in corso dei lavori di ampliamento. Raggiungendo l’ hotel, gestito da un italo- belga, situato nella città nuova di Gueliz,  ho contato più di una quindicina di gru, il che vuol dire altrettanti cantieri. Tradotto vuol dire: economia in movimento, in poche parole:  un Paese in crescita.

E questa crescita mi è stata confermata anche dalla proprietaria dell’ hotel dove ho alloggiato i primi giorni, mi ha anche detto che molti europei stanno investendo qui. Soprattutto in campo turistico e della accoglienza, acquistando hotels o riad, tipiche abitazioni a corte interna nella Medina.

Altra categoria che sta “emigrando” in questo paese, sono i liberi professionisti, in particolare ho sentito parlare di diversi architetti italiani che stanno cominciando a lavorare qui, particolarmente apprezzati per la loro creatività.

Gueliz, dicevo, è un quartiere costruito dai francesi, con architetture coloniali, ha un aspetto tipicamente europeo, con i suoi portici, i suoi caffè, hotel di lusso e centri commerciali. Si può raggiungere comodamente in taxi dalla Medina o anche a piedi per chi ama fare trekking urbano.

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Aeroporto di Marrakech, Marocco,
Aeroporto di Marrakech

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