Archivi categoria: Storia

App per le donne ideata da tre sedicenni di Nocera Inferiore

di Patty G.

Tre ragazzi sedicenni decidono di mettersi al lavoro insieme e fare qualcosa per le donne.

Studenti del liceo “Sensale” di Nocera Inferiore, i tre adolescenti hanno lavorato per sei mesi da soli e hanno creato “Alone”, un’applicazione , che può essere scaricata sullo smartphone.

Si chiamano “3i”, cioè informatica, immaginazione e innovazione” spiega Leonardo Falanga, portavoce del team. I tre sedicenni hanno ideato e sviluppato l’app “Never alone”: un’app che lancia un segnale di pericolo alla polizia premendo un bottone. L’app è stata creata per le donne che sono già state vittime di abusi o che sono a rischio di violenze nell’ambito famigliare, ma potrebbe essere usata da qualsiasi donna.

L’idea è stata la vincitrice dello Startup Junior Club nell’ottava puntata del programma di Repubblica Next “The Innovation Game”. Pertanto proseguirà la sua corsa verso la Silicon Valley (viaggio-premio per il finalista tra le idee in gara).

L’app è composta da due software: uno per la trasmissione e uno per la ricezione. Quando la donna scarica l’app, deve necessariamente accettare il trattamento ai dati personali, per consentire l’accesso da remoto al proprio telefono.

Never Alone, funziona semplicemente premendo un bottone che mette in contatto il telefono della donna con la stazione di Polizia o con un centro antiviolenza.

La crisi siriana

di Amod

Qualche giorno fa Obama e Putin hanno riscoperto l’America. Questo è il commento che ho sentito fare in un bar da alcuni avventori che hanno colto il punto pur non essendo paludati esperti di geostrategia. Evidentemente perché USA e Russia si decidessero a fare qualcosa, più o meno concordemente, ci sono voluti circa 200.000 morti, quasi altrettanti feriti e migliaia di sgozzature, stupri, feroci azioni di pulizia etnica oltre a distruzioni mirate a cancellare le testimonianze di millenarie civiltà.

E l’Europa? Oltre a disquisire sul nome Daesh, ISIS o gruppo di tagliagole, sta collassando politicamente sulla ridistribuzione dei migranti, salvo bombardare in ordire sparso senza costrutto, sperando di sedersi al tavolo di fine guerra per raccogliere le briciole che eventualmente lasceranno America e Russia.

Finalmente la situazione si è chiarita anche nelle menti dei consiglieri presidenziali americani, lo stato fantoccio dell’ ISIS può essere eliminato solo condividendo lo sforzo militare con la Russia e possibilmente con l’Iran.

Gli americani si lamentano poiché i caccia bombardieri russi colpiscono anche obiettivi costituiti dalla forze anti Assad.

Cosa si aspettavano? Che Putin, alleato storico della Siria, consentisse la caduta del regime siriano ad opera dei ribelli armati dal Pentagono?

L’Iran intanto, consolidata la propria influenza sulla parte di territorio iracheno a prevalenza sciita, è alla finestra aspettando che gli venga riconosciuto il ruolo di potenza regionale e conseguentemente di essere chiamato a contribuire alla fine di Daesh che, non dimentichiamolo, è sunnita.

La Turchia sta da tempo facendo il doppio gioco, il suo obiettivo è ridimensionare al massimo i curdi ma rischia di nutrire ed allevare i terroristi in casa propria.

In questo scenario riesce difficile comprendere l’inerzia di Israele, ha cercato e continuerà a farlo, attraverso la propria lobby americana, di bloccare il negoziato sul nucleare tra l’America e l’Iran, ma sta subendo l’iniziativa di Abu Mazen che, gongolante per l’alza bandiera all’ONU, ha fatto capire che gli accordi di Oslo sono superati. Se Tel Aviv non la smette con nuovi insediamenti, di fatto illegali, alimenterà la forza di Hamas determinando altresì il ricompattamento del fronte arabo con conseguenze nel medio termine imprevedibili.

La sintetica analisi fin qui esposta è più o meno coincidente con quella dei cosiddetti esperti di geopolitica e geostrategia reclutati dai giornaloni.

Di converso, i loro scritti fanno tenerezza, quando affrontano temi di strategia militare e di tattica, agli occhi di chi per anni ha affrontato realisticamente le tematiche di un conflitto armato. Essi appaiono come orecchianti della domenica o strateghi dell’Ipercoop.

C’è da chiedersi se abbiano mai partecipato, almeno come uditori, alla elaborazione di un ordine di operazioni, dopo avere studiato approfonditamente il terreno, la capacità del nemico ecc.

In tal caso non propugnerebbero soluzioni legate quasi esclusivamente all’intervento aereo sia pure massiccio; la teoria del Douhet dei primi del ‘900 è stata sconfessata dalla realtà della seconda guerra mondiale e comunque non è applicabile in Siria, a meno di radere al suolo tutte le città occupate dall’ISIS comprese le migliaia di abitanti, vittime dei cosiddetti  effetti collaterali.

Se è guerra, è necessario posare gli scarponi sul terreno, la seconda guerra mondiale è finita in Europa solo quando la bandiera dell’URSS è stata issata da un soldato giornalista ucraino sul Reichstag.

Il tempo a disposizione non è moltissimo, siamo in ritardo ma forse ci sono ancora le condizioni per intervenire con buone possibilità di successo senza predisporre strumenti militari pesanti e onerosissimi, analoghi a quelli utilizzati nell’inutile guerra contro Saddam.

E’ sufficiente l’impiego di due divisioni aviotrasportate, una della NATO e una Russa, con l’utilizzo delle basi aeree turche ed il silenzio assenso dell’Iran. In questo caso sì che Obama avrebbe ragione nel dire che Daesh è circondato.

Il tempo è limitato poiché diventerebbe davvero complicato contrastare, combattere ed eliminare l’ISIS ove quest’ultimo venisse a dotarsi di forze aeree, magari mediante triangolazioni con i paesi amici che acquistano armamenti in occidente.

Un’altra possibile soluzione, e questa piacerebbe di più a qualche buontempone di casa nostra, è quella di indire una conferenza di pace con tanto di tavolo negoziale, con tutti gli aventi causa compreso Daesh che, terminato di sgozzare l’ultimo cristiano o Yazidi, si siederebbe al tavolo con il coltello grondante sangue e guardando amabilmente negli occhi una bella signora italiana in tailleur e foulard prodiga di tanti buoni consigli.

medioriente,

La bella storia della casetta Baumhaus an der Mauer a Berlino

di Patty G.

Se andate a Berlino potrete trovare una casetta, il suo nome è Baumhaus an der Mauer, l’unica rimasta sul perimetro del muro buttato giù nel 1989. Quella casetta ha una storia incredibile. Osman Kalin, turco dell’Anatolia, decise nel 1943, una volta arrivato in Germania, di coltivare cetrioli.

Li piantò sotto il muro di Berlino, nella zona ovest, in un punto nel quale il muro avrebbe dovuto fare una specie di zigzag, ma forse per risparmiare la Repubblica democratica tedesca costruì una linea dritta. Così minacciato da entrambe le parti con i mitra spianati, Osman testardo iniziò la costruzione anche di una piccola baracca e poi di un’intera abitazione.

Intanto nessuno riusciva a capire chi avesse il diritto di cacciarlo, scatenando l’ira dei pezzi grossi. Il turco riuscì addirittura a vendere i cetrioli ai soldati e lasciava sempre aperta la porta di casa per dare rifugio a chi scappava dalla zona est del muro e passando dalla finestra poteva uscire nella zona ovest. Nel 1989 con la caduta del muro, Osman si è trovato nel bel mezzo del quartiere alternativo e multiculturale di Kreuzberg, su uno spartitraffico, ed è diventata una delle attrattive della zona.

Arcipelago Gulag, Solgenitsyn fa di nuovo paura

di Gianluca Spera

Quello che si respira in Russia è ormai un clima da guerra fredda. Sembra quasi che il tempo, come un gambero, proceda all’incontrario. Questa volta a finire sotto la lente d’ingrandimento degli ultraconservatori è addirittura uno dei capolavori della letteratura russa “Arcipelago Gulag”, scritto dal premio Nobel, Alexsandr Solgenitsyn.

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La testimonianza. Quell’incontro con Lech Walesa

di Lucio Fiore

Parlando della Polonia, come non parlare di Lech Walesa? La vita di questo patriota si incrocia con la storia della Polonia degli ultimi quarantanni. Quest’uomo fu uno dei grandi artefici della riconquista della democrazia in Polonia e della caduta del regime comunista e del muro di Berlino. Sicuramente fa parte, a buon diritto, assieme a papa Giovanni Paolo Secondo, della ristretta lista di quelli che hanno cambiato la storia.

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