Archivi categoria: Salento

Le foto per dirlo. La pausa di Antonio de Bernart

di Mariateresa Formicola

Dopo il precedente contributo “Pezzi di Salento dentro una spigolosa scatoletta di ferro” – postato in questa Rubrica il 26 gennaio 2016,  che vi invito a rivedere –   sono contenta di accogliere la nuova collaborazione dell’irriducibile appassionato di fotografia su pellicola  Antonio de Bernart.

Mi cattura lo stile delle sue proposte a trame difformi e sfumate, e anche stavolta, mentre decide di voler affrontare una pausa di riflessione e di attesa lasciando in stand by cristalli di alogenuri d’argento e altra chimica a favore del sistema digitale di acquisizione delle immagini,  il suo talento dà vita a inquadrature affascinanti dai colori psichedelici, paesaggi dalle linee morbide e ondulate, soggetti fotografici composti da fasci di linee orizzontali e verticali, elementi narrativi messi a fuoco con accorte lunghezze focali (e non è mai cosa semplice calcolare la desiderata profondità di campo), oggetti nitidi per la corretta combinazione di luce naturale e luci artificiali sebbene  lontanissimi dalla posizione dello sguardo e di scatto.

Qui è in bianco e nero solo una foto, che mi sembra necessaria ed essenziale, quella in cui il fotografo si fotografa (ma sì, un buon selfie) apparendo nel silenzio vitale di una sagoma e della sua ombra.

Antonio de Bernart, classe 1980, è nato a Gallipoli, vive a Lecce

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Variabili Casuali. Pezzi di Salento dentro una “spigolosa scatoletta di ferro”

di Mariateresa Formicola

La Variabile Casuale di oggi è un viaggio alla scoperta della bellezza del Salento in compagnia di  Antonio de Bernart, tenace fotoamatore su pellicola. 

Aspettavo da tempo di presentare il fascino della fotografia analogica, e non tanto per il mio gradimento del vintage quanto per la possibilità di far riferimento ad un maniera diversa dell’arte di fotografare quando, prima di iniziare a scattare in digitale – parliamo di una trentina di anni fa –  si utilizzava la pellicola.

A confronto con la fotografia digitale, niente bit e pixel, nessun display LCD a controllare cosa la fotocamera imprime per noi, nessun automatismo e autofocus, né istogrammi, meno che mai l’immediata acquisizione degli scatti in schede rimovibili e scaricabili velocemente sul computer, e pochi,  ma molto pochi scatti ponderati guardando bene nel mirino, per non esaurire il rullino con decine di immagini di scarso valore estetico ed espressivo.

Eppure la fotografia analogica è espressione di un mondo affascinante ricco di storia, tuttora esistente e che sopravvive bene, e si nutre di camere oscure, di sostanze e formule chimiche, di fissaggi e dei suoi odori.

Ne ho parlato a lungo con Antonio de Bernart dopo aver visto alcune sue foto che mi sono da subito piaciute, e ho avuto voglia di proporle in questa Rubrica perché credo la arricchiscano di un inedito, invitante contenuto. E visto che condivido con lui la passione per la sua terra,  è nato il collage “Pezzi di Salento”, che mostra tutta la particolare abilità di Antonio per la fotografia dedicata al Paesaggio, che lui sa osservare e comporre, senza farsi sfuggire i dettagli ( schiuma, rombo, faro, papaveri, canneto, nuvole basse, ventaglio, bici,… ).

La cura nella scelta del tipo di pellicole, qui tutte negative a colori,  ha permesso immagini di stampa finale dalle cromie ammalianti, ora vivaci ora calde o mediamente sature, a volte con contrasti netti e a volte più sfumati.

La tecnologia digitale non ha ancora preso il sopravvento su di lui, anche se sa che è solo questione di tempo e  che prima o poi… Enjoy.

Antonio de Bernart , classe 1980, è nato a Gallipoli, vive a Lecce. 

La “spigolosa scatoletta di ferro”

di Antonio De Bernart

Il mio approccio maturo con la fotografia risale a circa 15 anni fa quando, un giorno,  mio fratello arrivò a casa con una reflex analogica regalatagli da nostro zio, fotografo di professione, che aveva intravisto in lui la voglia di imparare ad usarne una. Quelle di mio padre (pure lui fotografo, fratello dello zio, entrambi figli di un fotografo) erano ormai troppo vecchie per permetterne un apprendimento facile e moderno.   Mai regalo fu più azzeccato; da quel giorno non ho mai smesso di usare quella “spigolosa scatoletta di ferro”.

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Itinerari escursionistici tra Pajare e fichi d’india

di Laura Fracella

Anche se l’estate è finita, sono ancora molti i turisti che scelgono questo periodo dell’anno per visitare non solo città, cittadine o paesini dell’entroterra salentino ma anche zone più nascoste o lontane, caratterizzate da una natura selvaggia e  incontaminata. In questo periodo dell’anno, infatti, il Salento offre un’ottima occasione per esplorare paesaggi incantati, stradine di campagna con i loro caratteristici profumi o sentieri sul mare con i loro paesaggi mozzafiato.

Facendo passeggiate a piedi è possibile intraprendere percorsi delimitati da muretti a secco oppure imbattersi nelle “Pajare”, tipiche costruzioni in pietra, ed ammirare alberi di fico o piante di fichi d’india oppure ancora alberi di ulivo secolari che proprio in questo periodo dell’anno si apprestano alla raccolta dei loro frutti per la spremitura e per la successiva produzione dell’olio.

Naturalmente il Salento non soddisfa soltanto le esigenze di chi pratica trekking ma anche di tutti coloro che amano l’avventura in toto, venendo incontro ai gusti di chi predilige le passeggiate a cavallo o le escursioni in bicicletta, eventualmente abbinando una tenda o un sacco a pelo, per andare alla riscoperta dei profumi e dei colori della terra salentina ed esplorare sentieri a picco sul mare o luoghi nascosti immersi nella natura più incontaminata.

Tra le varie mete da scegliere, è consigliabile effettuare alcuni itinerari escursionistici caratterizzati da aree protette che ospitano le più belle varietà di fiori e piante e che vantano anche la presenza di numerosi uccelli stanziali e migratori, di anfibi e di rettili.

Tra i luoghi da percorrere, merita una visita la zona degli “Alimini”, appartenente ad Otranto, famosa perché ospita l’unico lago naturale d’acqua dolce della Puglia, noto anche come “Alimini Piccolo”, mentre il bacino “Alimini Grande” rappresenta un ambiente lagunare sorto per graduale chiusura di una antica insenatura marina.

Da visitare anche il Faro della Palascia, punto estremo del percorso “Orte-Palascia”, vicino Otranto, famoso per il panorama mozzafiato; superando il Capo di Leuca, è da vedere anche il Parco naturale regionale “Costa Otranto-S.Maria di Leuca”: l’itinerario “Ciolo” permette di ammirare la suggestiva e selvaggia località del “Ciolo” con uno splendido percorso naturalistico caratterizzato da aree a macchia mediterranea e dalla presenza di orchidee selvatiche, dove si può anche assistere al passaggio di rapaci come il Falco della Regina ed il Pellegrino.

Altro percorso è quello delle “Gravine di Ugento”, nel punto più a sud del versante ionico, in cui si trova il parco naturale “Litorale di Ugento” che presenta aree umide popolate da numerose specie dell’avifauna, quali il falco pescatore, aironi rossi e da canali carsici detti “gravinelle” ricoperti da fitti boschi di leccio.

Da percorrere anche l’itinerario “Punta Pizzo”, a sud di Gallipoli, contraddistinto dalla presenza di ambienti naturali di macchia mediterranea e praterie aride, fino ad arrivare all’isola di S.Andrea sulle cui scogliere nidifica il Gabbiano Corso, specie rara e minacciata.

Infine, non si può andare via dal Salento senza ammirare l’incontaminato paesaggio di “Porto Selvaggio”, nei pressi di Nardò, con le sue verdi pinete e le sue coste rocciose.

Da vedere assolutamente due località: la Baia di Porto Selvaggio e la Baia di Uluzzo. Il consiglio è di fermarsi in entrambe le zone ed ammirare il meraviglioso paesaggio. La Baia di Porto Selvaggio è bellissima: piccola, senza sabbia, solo sassolini e poi scogliera, alla cui sinistra si può ammirare la Torre dell’Alto.

Per tutti coloro che in questo periodo hanno l’esigenza di dimenticare la fretta della quotidianità, i rumori, il caos, il traffico, l’antidoto è una vacanza rilassante in Salento. Il consiglio è di munirsi di  scarpe da trekking e zaino in spalla, abbandonarsi ai profumi, osservare i colori della natura, respirare profondamente e…camminare!

Odin Teatret a Gallipoli e la città conferisce la cittadinanza onoraria ad Eugenio Barba

Di Laura Fracella

E’ arrivata in questi giorni in Salento l’attesissima compagnia teatrale multiculturale “Odin Teatret, fondata nel 1964 ad Oslo e stabilitasi successivamente ad Holstebro, sempre in Danimarca.

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L’estate nel Salento tra sacro e profano

di Laura Fracella

Le feste patronali hanno da sempre caratterizzato l’estate salentina: sono tantissimi, infatti, i visitatori che giungono nelle diverse località del territorio per partecipare ai solenni festeggiamenti in onore del “Santo Patrono”, in segno di devozione e affetto.

Da oltre un secolo molti paesi salentini hanno due Santi Protettori, uno maschile ed uno femminile; quest’ultimo, in alcuni casi, coincide con la Vergine Maria: di Loreto a Surbo, di Montevergine a Palmariggi, dell’Abbondanza a Cursi, della Coltura a Parabita, della Neve a Neviano, della Lizza ad Alezio ed altri ancora. In Salento vengono venerati anche molti Santi orientali, le cui icone o reliquie furono portate dai monaci bizantini ai tempi delle lotte iconoclaste: fra questi, a Casarano e Morciano si onora San Giovanni Elemosiniere, nativo di Cipro e patriarca di Alessandria d’Egitto, a Tiggiano Sant’Ippazio, nato in Asia Minore, a Nardò San Gregorio, nato in Armenia ed in molte comunità salentine, quali Maglie, Aradeo, Sannicola, Specchia, Salve e Squinzano, il Patrono scelto è San Nicola di Myra, nato in Licia.

Ad accomunare tutte le feste patronali sono i fuochi d’artificio, le bande e le luminarie, visti come protagonisti assoluti delle attenzioni dei visitatori che, passeggiando tra vicoli e stradine gremite di bancarelle, vengono puntualmente catturati da stimoli sensoriali uditivi e visivi di forte impatto.

“A banda” è la musica itinerante che cammina, che si sposta, che accompagna il Santo o la Madonna nelle processioni e che la sera si ferma in piazza per suonare le arie celebri delle opere liriche. Li fochi” sono i fuochi d’artificio che si sparano la notte dell’ultimo giorno di festa, un tripudio di luci, colori e rumori in onore del patrono mentre “a battaria” è una sequenza allegra di scariche di fuochi che si sparano intorno a mezzogiorno. “A villa”, invece, consiste nelle luminarie che trasformano ogni paese in un fantastico universo di luci e colori; all’inizio erano timide fiammelle che si accendevano sulle finestre per devozione, oggi sono diventate magiche scenografie luminose. 

Tralasciando le feste patronali invernali, seppure molto caratteristiche in fatto di festeggiamenti, quali ad esempio la festa di Sant’Antonio Abate di Novoli, famosa per la “Focara”, il monumentale falò di tralci di vite a cui si dà fuoco la sera della vigilia della festa, dato il periodo è utile citare le innumerevoli feste che si susseguono in Salento d’estate.  

In ordine cronologico, ecco le più caratteristiche: dal 28 al 30 giugno a Galatina si festeggiano i Santi Pietro e Paolo. La tradizione racconta che i due Santi fecero tappa a Galatina durante i loro viaggi di evangelizzazione. San Pietro trovò riposo su una grossa pietra che attualmente viene custodita nella Chiesa Matrice. L’apostolo Paolo, invece, fu ospitato in casa di un religioso galatinese, dove poi venne edificata una cappella oggi chiamata Chiesetta di San Paolo. All’interno  ancora oggi c’è un pozzo, la cui acqua si diceva avesse il potere di guarire quanti venivano morsi da animali velenosi, soprattutto dalle tarantole, grossi ragni che, durante il periodo della mietitura, mordevano le contadine nei campi di grano. 

Dal 5 al 7 luglio, a Scorrano, diventata la capitale mondiale delle luminarie, si festeggia in grande stile Santa Domenica, famosa per le luci, i fuochi pirotecnici e i concerti bandistici; dal 23 al 25 luglio, a Gallipoli si svolgono i festeggiamenti in onore di Santa Cristina, protettrice della gente di mare da quando nel 1867 liberò la città dal colera che infuriava da mesi. Nella Cappella a lei dedicata una bella statua in cartapesta  la ritrae legata a un palo e trafitta da frecce, così come era morta, martire, a soli 20 anni nel 290 d. C. Caratteristica di questa festa è la “Cuccagna a mare”,  una gara fra giovani atletici che si arrampicano su un palo verticale, unto di grasso, posto a prua di un peschereccio alla cui cima c’è un premio. Un’antica credenza popolare vieta ai gallipolini di fare il bagno in mare nel giorno di Santa Cristina: anticamente, infatti, il 24 luglio la Santa portava la “steddha”. Tale credenza nacque nel 1807, quando un bambino undicenne morì in mare e si pensò al fatto come ad una trasgressione del giorno sacro che va santificato con la rinuncia ai piaceri. Ancora oggi in qualcuno sopravvive questa paura.

Dall’11 al 15 agosto ad Otranto si festeggiano i Beati Martiri con una suggestiva rievocazione storica e commemorazione cittadina degli eroi e martiri della città morti in occasione della presa di Otranto del 1480. Negli stessi giorni si svolge anche una manifestazione eno-gastronomica e dell’artigianato che consente ai visitatori di conoscere da vicino le prestigiose aziende che espongono prodotti dai sapori unici della terra di Puglia, semplicemente percorrendo la cittadina dal  lungomare al borgo antico.

Ad Alezio, infine, dal 14 al 16 agosto si festeggia la Madonna della Lizza, il cui culto religioso è molto vivo nella cittadina: ogni famiglia custodisce gelosamente un’immagine della Vergine e, all’arrivo della festività estiva, dalle lampade che ogni famiglia espone sull’uscio di casa e dal suono per le vie del paese del “fischiettu e tamburru”, sembra quasi di percepire nell’aria il senso di attesa e di agitazione che lega la popolazione locale, soprattutto quella di età più avanzata, alle celebrazioni della Madonna.

Oltre alla festa del 15 agosto, inoltre, vi è una celebrazione minore ma non meno importante per gli aletini, la cosidetta Lizziceddra che si svolge il 27 dello stesso mese per ricordare un miracolo: la sera di quel giorno, infatti, Alezio venne colpita da un terremoto di tale intensità e durata da far temere la distruzione del paese; nonostante fosse stato così impetuoso non ci furono danni alle costruzioni e neppure nessuna vittima e i danni furono di lieve entità. Tra la popolazione avvenne il riconoscimento che il miracolo dello scampato pericolo fosse avvenuto per intercessione dell’Assunta, patrona del paese. 

Queste sono solo alcune delle tante feste patronali salentine. 

Agli appassionati ed ai curiosi, a questo punto, non rimane che l’imbarazzo della scelta!