Archivi categoria: Rubriche

Le foto per dirlo. La pausa di Antonio de Bernart

di Mariateresa Formicola

Dopo il precedente contributo “Pezzi di Salento dentro una spigolosa scatoletta di ferro” – postato in questa Rubrica il 26 gennaio 2016,  che vi invito a rivedere –   sono contenta di accogliere la nuova collaborazione dell’irriducibile appassionato di fotografia su pellicola  Antonio de Bernart.

Mi cattura lo stile delle sue proposte a trame difformi e sfumate, e anche stavolta, mentre decide di voler affrontare una pausa di riflessione e di attesa lasciando in stand by cristalli di alogenuri d’argento e altra chimica a favore del sistema digitale di acquisizione delle immagini,  il suo talento dà vita a inquadrature affascinanti dai colori psichedelici, paesaggi dalle linee morbide e ondulate, soggetti fotografici composti da fasci di linee orizzontali e verticali, elementi narrativi messi a fuoco con accorte lunghezze focali (e non è mai cosa semplice calcolare la desiderata profondità di campo), oggetti nitidi per la corretta combinazione di luce naturale e luci artificiali sebbene  lontanissimi dalla posizione dello sguardo e di scatto.

Qui è in bianco e nero solo una foto, che mi sembra necessaria ed essenziale, quella in cui il fotografo si fotografa (ma sì, un buon selfie) apparendo nel silenzio vitale di una sagoma e della sua ombra.

Antonio de Bernart, classe 1980, è nato a Gallipoli, vive a Lecce

La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart, La pausa, Antonio de Bernart,

Le foto per dirlo. Storie oscure/Parte I

di Mariateresa Formicola

La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi. (Jorge Luis Borges)

Il sole comincia a declinare.  Aspetto il crepuscolo serale come attendo il dolce a fine pasto, e un’altra volta ancora corro a fotografare, anche quando ormai è tardi e il sole è completamente sparito o quando la notte è già profonda e si dovrà approfittare solo dell’aiuto delle stelle se il tempo è bello e delle luci artificiali accese.

La fotografia notturna è una sfida assoluta che mi seduce e mi diverte. Non ho mai in mente niente di quello che riuscirò ad inquadrare perché è inatteso e sconosciuto lo spettacolo a quell’ora e non corrisponde a quello visibile di giorno;  senza trascurare oltretutto lo stato emotivo che, allontanato dagli impieghi quotidiani,  è più incline a liberare pensieri bislacchi (eh sì,  come può operare la luna!) influendo sulla scelta dei soggetti e della composizione delle istantanee. 

Ho scattato in sere calde d’estate, molto amate, le foto che propongo;  e ovunque vado non rinuncio a rintracciare all’imbrunire quello che ho adocchiato di giorno, indugiando anche sui dettagli, come è per mia predisposizione.  Fatta eccezione dell’immagine allusiva della mia sagoma  in ombra che avanza, stavolta mi astengo dall’esporre scatti in cui indiscutibilmente ho spiato persone di passaggio e perciò destino questa prima parte ai luoghi che mi hanno circondata, lasciando posto “all’umanità” (dice il mio amico fotografo Gianluca ) alla seconda pubblicazione delle Storie Oscure. 

Alcune foto sono un po’ mosse per la necessità dei tempi più lunghi di esposizione (no, niente treppiedi!), altre invece nitide per la maggiore quantità di luce disponibile al momento dello scatto, altre molto schermate dalla penombra,  e –  sebbene so che voglio crescere e migliorare la qualità tecnica fotografica in notturna  – spero ora che tutte risultino comunque di  buon impatto visivo e comunicativo.  Enjoy

Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure, Storie oscure,

Verso il contratto di Fiume Sabato

La rigenerazione ambientale del bacino idrografico del Fiume Sabato è l’obiettivo del percorso avviato dal Gal Partenio e che porterà alla realizzazione del Contratto di Fiume. Un processo di costruzione che lo scorso 1 ottobre, nel corso del quinto Forum    promosso presso la sala consiliare del Comune di Atripalda, ha fatto registrare la firma del protocollo d’intesa tra il Gal Partenio, i 27 Comuni che ne fanno parte, alcuni comuni del Serinese, le città di Avellino e Benevento, numerose aziende ed associazioni che lavorano sul territorio.

Al Forum ha partecipato il dirigente della Regione Campania Domenico Sportiello: l’intervento, attivato nell’ambito del PSL “Terre e Sentieri del Partenio” – Asse IV Leader del PSR Campania 2007/2013, ha infatti riscontrato l’interesse dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania (UOD 8) che, in attuazione della D.G.R. n. 452 del 22.10.2013 “Promozione dei Contratti di Fiume e di Lago” e della D.G.R. n. 126 del 27.05.2013 “Istituzione dell’Osservatorio Regionale per le Biodiversità”, sosterrà tutto il processo sino alla firma del Contratto.

Le firme in calce al protocollo d’intesa sono un primo passo importante verso la definizione di accordi ambientali basati su un livello di concertazione tra enti e tra livelli di pianificazione e programmazione molto forte che passano soprattutto per il coinvolgimento delle comunità locali.

Il Contratto di Fiume, a regime,  permetterà di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale del Sabato.

Tra le associazioni aderenti all’iniziativa e che sin da subito hanno attivamente partecipato alla definizione di percorsi di interesse comuni sul futuro del Sabato, ci sono Slow Food Avellino e la Comunità del Cibo Tipico Irpino.

“Parliamo di un corso d’acqua che interessa un vasto territorio tra le province di Avellino e Benevento- ha detto Lucio Napodano, responsabile della comunità del Cibo tipico Irpino e consigliere nazionale Slow Food- e soprattutto sosteniamo la validità di seri percorsi di riqualificazione ambientale, sociologica, culturale e storica nel segno di rinnovati senso  civico nell’utilizzo del territorio e delle sue carattere idrografiche”. 

E importante sarà il coinvolgimento di Slow Food nella realizzazione delle finalità del Contratto di Fiume: “Abbiamo sin da subito dato la nostra disponibilità a porre in essere incontri di Formazione, attraverso i nostri aderenti, diretti ad amministratori locali, operatori del settore, comunità, giovani e tutto coloro che vivono quotidianamente le aree circostanti il fiume Sabato perchè si torni ad uso più sostenibile dell’ambiente” ha dichiarato il fiduciario di Avellino, Carlo Iacoviello.   

Il percorso che porterà al Contratto di Fiume Sabato è appena avviato, ma già è destinato ad avere un’eco nazionale: il prossimo 15 ottobre sarà la Regione Campania a portare all’Expò di Milano all’attenzione dell’Italia e al mondo le uniche due esperienze di settore sul territorio. Nei padiglioni milanesi fari puntati su due best practices; il Contratto di Fiume Ofanto che è già una realtà e quello che potrà essere per il Fiume Sabato. Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà con la costituzione di gruppi di lavoro impegnati nell’elaborazione di una strategia di intervento e la definizione di un Programma d’Azione dettagliato.

Luca Beatrice
Luca Beatrice, Presidente Gal Partenio,
Luca Napodano,
L’intervento di Lucio Napodano, Consigliere nazionale Slow Food
Intervento del Presidente del Gal Partenio Luca Beatrice
Intervento del Presidente del Gal Partenio Luca Beatrice
La Fratta, Castiello, Beatrice,
Nella foto, Il geologo Luca Fratta, l’assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Benevento Enrico Castiello, il Presidente del Gal Partenio Luca Beatrice
Luca Napodano, Domenico Sportiello,
Luca Napodano con Domenico Sportiello

La crisi siriana

di Amod

Qualche giorno fa Obama e Putin hanno riscoperto l’America. Questo è il commento che ho sentito fare in un bar da alcuni avventori che hanno colto il punto pur non essendo paludati esperti di geostrategia. Evidentemente perché USA e Russia si decidessero a fare qualcosa, più o meno concordemente, ci sono voluti circa 200.000 morti, quasi altrettanti feriti e migliaia di sgozzature, stupri, feroci azioni di pulizia etnica oltre a distruzioni mirate a cancellare le testimonianze di millenarie civiltà.

E l’Europa? Oltre a disquisire sul nome Daesh, ISIS o gruppo di tagliagole, sta collassando politicamente sulla ridistribuzione dei migranti, salvo bombardare in ordire sparso senza costrutto, sperando di sedersi al tavolo di fine guerra per raccogliere le briciole che eventualmente lasceranno America e Russia.

Finalmente la situazione si è chiarita anche nelle menti dei consiglieri presidenziali americani, lo stato fantoccio dell’ ISIS può essere eliminato solo condividendo lo sforzo militare con la Russia e possibilmente con l’Iran.

Gli americani si lamentano poiché i caccia bombardieri russi colpiscono anche obiettivi costituiti dalla forze anti Assad.

Cosa si aspettavano? Che Putin, alleato storico della Siria, consentisse la caduta del regime siriano ad opera dei ribelli armati dal Pentagono?

L’Iran intanto, consolidata la propria influenza sulla parte di territorio iracheno a prevalenza sciita, è alla finestra aspettando che gli venga riconosciuto il ruolo di potenza regionale e conseguentemente di essere chiamato a contribuire alla fine di Daesh che, non dimentichiamolo, è sunnita.

La Turchia sta da tempo facendo il doppio gioco, il suo obiettivo è ridimensionare al massimo i curdi ma rischia di nutrire ed allevare i terroristi in casa propria.

In questo scenario riesce difficile comprendere l’inerzia di Israele, ha cercato e continuerà a farlo, attraverso la propria lobby americana, di bloccare il negoziato sul nucleare tra l’America e l’Iran, ma sta subendo l’iniziativa di Abu Mazen che, gongolante per l’alza bandiera all’ONU, ha fatto capire che gli accordi di Oslo sono superati. Se Tel Aviv non la smette con nuovi insediamenti, di fatto illegali, alimenterà la forza di Hamas determinando altresì il ricompattamento del fronte arabo con conseguenze nel medio termine imprevedibili.

La sintetica analisi fin qui esposta è più o meno coincidente con quella dei cosiddetti esperti di geopolitica e geostrategia reclutati dai giornaloni.

Di converso, i loro scritti fanno tenerezza, quando affrontano temi di strategia militare e di tattica, agli occhi di chi per anni ha affrontato realisticamente le tematiche di un conflitto armato. Essi appaiono come orecchianti della domenica o strateghi dell’Ipercoop.

C’è da chiedersi se abbiano mai partecipato, almeno come uditori, alla elaborazione di un ordine di operazioni, dopo avere studiato approfonditamente il terreno, la capacità del nemico ecc.

In tal caso non propugnerebbero soluzioni legate quasi esclusivamente all’intervento aereo sia pure massiccio; la teoria del Douhet dei primi del ‘900 è stata sconfessata dalla realtà della seconda guerra mondiale e comunque non è applicabile in Siria, a meno di radere al suolo tutte le città occupate dall’ISIS comprese le migliaia di abitanti, vittime dei cosiddetti  effetti collaterali.

Se è guerra, è necessario posare gli scarponi sul terreno, la seconda guerra mondiale è finita in Europa solo quando la bandiera dell’URSS è stata issata da un soldato giornalista ucraino sul Reichstag.

Il tempo a disposizione non è moltissimo, siamo in ritardo ma forse ci sono ancora le condizioni per intervenire con buone possibilità di successo senza predisporre strumenti militari pesanti e onerosissimi, analoghi a quelli utilizzati nell’inutile guerra contro Saddam.

E’ sufficiente l’impiego di due divisioni aviotrasportate, una della NATO e una Russa, con l’utilizzo delle basi aeree turche ed il silenzio assenso dell’Iran. In questo caso sì che Obama avrebbe ragione nel dire che Daesh è circondato.

Il tempo è limitato poiché diventerebbe davvero complicato contrastare, combattere ed eliminare l’ISIS ove quest’ultimo venisse a dotarsi di forze aeree, magari mediante triangolazioni con i paesi amici che acquistano armamenti in occidente.

Un’altra possibile soluzione, e questa piacerebbe di più a qualche buontempone di casa nostra, è quella di indire una conferenza di pace con tanto di tavolo negoziale, con tutti gli aventi causa compreso Daesh che, terminato di sgozzare l’ultimo cristiano o Yazidi, si siederebbe al tavolo con il coltello grondante sangue e guardando amabilmente negli occhi una bella signora italiana in tailleur e foulard prodiga di tanti buoni consigli.

medioriente,