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Io e Lei, viva la commedia…

di Barbara Marascio

Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore.”  Emily Dickinson

Trama: immaginatevi di stare insieme ad una persona considerata a 50 anni un simbolo sessuale, protagonista di uno dei calendari passati alla storia, di poter dividere con questa persona la vostra vita (e si presume anche il vostro letto anche se non se ne vede di sesso e nemmeno di baci con la “B” maiuscola) e ad un certo punto di tradirla per una vita più tranquilla, davanti la tv a guardare delle partite di calcio di un campionato estero (e di calcio non ne capite nulla…). Mentre lei, la bomba sexy, è sul divano in quella che è stata la vostra casa per 5 anni, disperata e avviata verso un futuro di gattara a guardare le serie tv…

Perché se ne è parlato tanto? Perché è il primo film italiano che racconta la storia d’amore tra due donne (il film italiano che per primo ci aveva raccontato una storia d’amore omosessuale fu il Vizietto, interpretato quasi 40 anni fa da Ugo Tognazzi, padre di Maria Sole Tognazzi, coautrice e anche regista del film) e vede per la prima volta insieme sul set Sabrina Ferilli e Margherita Buy, una coppia che chi mai se le immaginava a recitare insieme e invece eccole riunite per un film così particolare con un risultato finale che non è male.

Ma non mettiamo il film nella categoria  “film lesbo”: “Io e lei” è una commedia sentimentale che ci racconta la storia di una coppia matura e della crisi che la attraversa, e qui capita che la coppia è omosessuale: tenerezze, risate, lacrime non conoscono differenze di genere qui così come le dinamiche di coppia descritte. I due personaggi di Federica e Marina sono vestiti perfetti per le due attrici, la prima problematica, irrisolta, borghese (la Buy) l’altra solare, decisa, di estrazione popolare (la Ferilli) e questo mix di caratteri e di storie personali così diverse, quasi opposte, rende piacevole il film.

La loro relazione da 5 anni sembra scorrere tranquilla  tra passeggiate romantiche al mare, colazioni nel letto e serate tranquille davanti alla tv e anche barbosi pranzi in famiglia (senza gli eccessi della vita omosessuale che ci sono sempre stati raccontati), non hanno problemi economici, una fa l’architetta e l’altra l’imprenditrice nel campo della ristorazione (con un passato di attrice di film poco impegnati) e una casa ben arredata.

Ma se Marina ha fatto outing già da anni ed è sicura, decisa e fiera, una leonessa che si prende cura con pazienza, infinita, della sua compagna e della loro vita insieme, Federica, al contrario, è alla prima storia d’amore con una donna, ha un ex marito e un figlio (che ha accettato la sua nuova vita) e non é a suo agio:  respinge ogni effusione in pubblico, mente sul suo stato sentimentale, e si sente persa quando la storia rischia di venire alla luce perché non è pronta ad affrontare il giudizio degli altri.

E così, anziché affrontare i dubbi e le paure, si rifugia in un rapporto etero con un vecchio flirt, prova a ritornare a vivere la sua  vita di prima, che chissachì ha stabilito sia quella normale e giusta (ma quanto è normale che i sentimenti debbano essere sacrificati per vivere la vita che vogliono per noi gli altri?).

Il finale è un happy-end ed è la vittoria dell’amore sulla paura e sui dubbi, presenti nelle storie etero e omosentimentali, e Federica, riconosciuta dove si trova la sua felicità, ritorna da Marina (mentre attraversa a piedi la città sembra di vederla mentre si libera della sua zavorra di etichette e pregiudizi che fino ad ora le avevano impedito di accettare la sua scelta d’amore).

Piccole osservazioni: il  cameriere filippino unico stereotipo presente; il fisico del fidanzato – nuotatore del filippino è da urlo (la solita frase delle donne: “che spreco” ci sta benissimo!); simpatico e un po’ patetico il personaggio dell’ex marito di Federica (Ennio Fantastichini), uomo di mezzaetà che mette su famiglia con una ragazza della stessa età del figlio (di certo Federica se si fosse presentata senza avviso alla porta di casa sua dopo averlo abbandonato per qualche mese lo avrebbe trovato in compagnia non del gattone Bengala ma di qualche giovane gattina..).

Ma vorrei dire una cosa: a non convincermi non è la romanità di cui è pervaso il film, che su di me ha spesso l’effetto dell’orticaria (qui ho trovato la Ferilli molto simpatica e mai eccessiva anche nella sua romanità) ma i baci tra le due donne, specialmente quelli finali, nell’ascensore. E nno’, i baci so’ baci: quelle cose che sono?

Il sopravvissuto – The martian

di Barbara Marascio

“Il nostro compito nella vita non è superare gli altri. Ma superare noi stessi.” (S.B. Johnson)

Confesso i  miei dubbi iniziali, il genere fantascienza non è proprio  contemplato nelle mie scelte di libri, film e telefilm, ma devo ringraziare il mio amico M. che tra le proposte del multisala indicò questo film. Perché? Alla fine questo non è un film di fantascienza, ma un mix tra generi: drammatico, commedia  e azione. D’accordo, è ambientato su Marte, ma il protagonista  sopravvissuto potrebbe essere rimasto naufrago su un’isola del Pacifico oppure essere tra i sopravvissuti di una catastrofe atomica.

La storia è semplice.   L‘equipaggio Ares 3 in missione su Marte  rimane coinvolto in una tempesta  di sabbia, uno di loro, Mark Watney, scompare, i suoi compagni lo credono morto  e, a malincuore, il comandante Lewis (la bellissima Jessica Chastain) ordina l’aborto della missione e il rientro immediato (per così dire) verso la Terra. Ma la realtà è diversa, Watney il botanico si è salvato, e così, solo, con poche risorse e senza possibilità  di contattare la NASA, dovrà ricorrere al proprio ingegno, ma anche al proprio spirito  e ad una grande forza di volontà per non abbandonarsi al destino e morire dopo pochi giorni.

Mark è l’Uomo  nuovo, colui che dà a noi donne la speranza per un genere maschile migliore: non frignone, intraprendente, figo ma né impegnato  né gay, nonostante la situazione riesce ad essere persino divertente. Ed aIlor lo seguiamo questo Robinson Crusoe moderno giorno dopo giorno nella sua permanenza sul Pianeta Rosso a coltivare patate, ascoltare controvoglia discomusic, tenere un diario e muoversi in escursioni marziane, in una versione marziana di Cast away  mentre  quelli della Nasa ci impiegheranno più di un’ora  e mezza di film a trovare il modo di riportare a casa Matt  Damon, sempre lui, quello di Salvate il Soldato Ryan, alternando momenti di esaltazione e di delusione fino alla scena finale, spettacolare, che permette alla Lewis di agganciarlo e di recuperarlo finalmente. Ops, vi ho raccontato  il finale.

Da segnalare:  lo stato di grazia di Matt Damon (e in una scena il regista Ridley Scott ci toglie ogni dubbio), la marchetta alla Cina superpotenza al pari degli USA.

Si sconsiglia la visione se stanchi o dopo una bella abbuffata a tavola (potreste perdere  qualcosa dei 140 minuti di film…)

Venezia, sul red carpet in Jumpsuit

di Noemi Guerriero

A Venezia fino al 12 settembre 2015 si svolge la 72esima edizione della Biennale, in concorso tanti film, anche internazionali.

Per la presentazione dei film nei quali sono protagonisti, come in ogni edizioni, sul red carpet si alternano star quotatissime a livello mondiale, che sfoggiano i loro outfit più cool.

Quest’anno però molte attrici sono unite da un comune denominatore hanno indossato tutte  la jumpsuit o anche tuta da donna.

Sfoggiata  in tante varianti la jumpsuit è facile da abbinare, glamour e anche sexy, Cristina Capotondi la preferisce nera, morbida e smanicata; Sarah Jessica Parker ha scelto invece una versione che enfatizza le sue curve, modello Skinny.

Questo indumento quindi anche nelle occasioni più importanti può sostituire l’abito lungo basta abbinarlo nel modo giusto, ad esempio con tacchi altissimi e una clutch gioiello per un’occasione speciale o con una borsa a tracolla e tacchi bassi per una giornata di lavoro.

Inoltre le tute eleganti saranno ancora un must have per l’autunno-inverno 2015: total black o coloratissime, stampate, maniche lunghe o smanicate, ce n’è per tutti i gusti, come visto sulle passerelle degli stilisti di tutto il mondo della moda.

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I segreti di “Ferito a morte”, capolavoro di La Capria

di Gianluca Spera

La trasposizione cinematografica di un romanzo, soprattutto quando si tratta di un capolavoro indiscusso la cui lettura è alquanto difficile e l’interpretazione piuttosto complicata, risulta impresa alquanto azzardata, quasi una scommessa temeraria, una sfida titanica. “Una bella giornata”*, il film-documentario diretto da Maurizio Fiume e Giuseppe Grispello, riesce a restituire le atmosfere, le parole, i luoghi, i suoni, le suggestioni di “Ferito a morte”, coniugando la narrazione e l’analisi, l’estetica e la cronaca. La pellicola, che si muove su due piani narrativi, quello che segue fedelmente la trama del libro e quello dal taglio prettamente divulgativo ma mai didascalico, condensa in una cinquantina di minuti la “bella giornata” di Massimo De Luca, il protagonista del romanzo di Raffaele La Capria, cogliendo tutte le sfumature delle sue inquietudini e della sua disillusione, le ragioni del suo distacco dalla città “che prima ti addormenta e poi ti ferisce a morte”, indugiando sulla grande occasione mancata e sublimando le sensazioni con le immagini, sullo sfondo mozzafiato di Palazzo Donn’Anna e del golfo di Napoli.

Il libro come il film ha una forza evocativa straordinaria, in alcuni passaggi ha un effetto ipnotico che costringe lo spettatore a rievocare e rielaborare, assorbire e riflettere, anche grazie ai contributi e alle testimonianze dello stesso La Capria e di Silvio Perrella, critico e cultore del libro. Il film, che omaggia pure il regista Francesco Rosi, recentemente scomparso, e la sua opera intramontabile, “Le Mani sulla città”, scritta e sceneggiata insieme a La Capria, racconta le contraddizioni di Napoli con uno sguardo a tratti malinconico, a tratti severo, con quella punta di profonda amarezza, dettata dall’immutabilità di certe dinamiche, troppo consolidate per essere ricalibrate, e dalla consapevolezza che alcune città, specchiandosi nel proprio mito e nella propria storia gloriosa, preferiscono campare di rendita, farsi scudo con i fasti antichi, anziché andare incontro al futuro e rimettersi in discussione. 

Questa compressione del tempo diventa anche una restrizione degli spazi e delle aspettative. Allora, la fuga è l’unico modo per riappropriarsi della propria giovinezza e dell’armonia perduta. Una necessità, più che un capriccio. Un dovere per chi non intende rassegnarsi all’ineluttabilità del declino.

* Il film è prodotto da Dario Formisano per la eskimo con la collaborazione della Entertainement Company e il sostegno del MIBACT, Direzione Generale Cinema.

Sarà proiettato nuovamente all’America Hall, in Via Tito Angelini a Napoli, venerdì 23 gennaio, sabato 24 gennaio e domenica 25 gennaio alle ore 16.

Roma Web Fest, tra i giovani talenti vince “Joyeux Anniversaire” nella sezione Fashion Film vince Sabbia

di Noemi Guerriero

A Roma Web festival trionfano i giovani talenti. In particolare, l’Amsterdan Fashion Academy che piazza ben quattro filmati nel quintetto scelto dalla giuria e si aggiudica la sezione School Fashion Film con il film“Joyeux Anniversaire” di Caroline Koning.

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